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Ottin Vini: un viaggio tra i vini valdostani

Sto ammirando le montagne sopra Aosta ed il panorama che si gode da quassù. Siamo a 10 minuti di auto dal centro della città. Alle nostre spalle la Svizzera. Siamo arrivati da Elio Ottin, una piccola cantina a conduzione familiare che ha saputo farsi strada – in poco tempo – tra le più note della Regione. Qui ci attende un’orizzontale di vini che sono pura espressione del territorio nudo e crudo, smorzato da un tocco di finezza riconoscibile in ogni calice.

L’AZIENDA

Il logo dell’Azienda

La storia inizia nel 1989 quando Elio Ottin acquista i primi appezzamenti di terreno. Dieci anni dopo lascia il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla coltivazione della vite, affiancata poi da quella di mele e dall’allevamento di bovini. Dalla sua nascita è sempre stato un crescendo e parallelamente matura il pensiero che l’ambiente debba sempre essere al centro. L’energia che alimenta l’azienda deriva da fonti rinnovabili, in campagna si punta alla lotta integrata e alla coltivazione biologica dove possibile. Ad oggi l’azienda conta una produzione di circa 40/50,000 bottiglie all’anno suddivise in 5 vini diversi.

I VINI

Elio Ottin e i suoi vini

 

Dopo la breve visita alla cantina, iniziamo un viaggio tra i vini valdostani comodamente seduti in una piccola stanza che sa di baita e profuma di legno. Elio si siede con noi. Si parte.

PETIT ARVIN 2016. Il vitigno è 100% Petite Arvin, semiaromatico e a maturazione tardiva, originario della vicina Svizzera. È l’unico vino della linea fermentato in acciaio. 14,5% il volume alcolico. È un vino sapido con un’ottima persistenza e acidità. Ai frutti e ai fiori freschi si accostano lievi note agrumate ed erbacee. Sul finale invece, rivela una nota amarognola e minerale.

PETIT ARVIN 2016 NUANCE. È il fratello maggiore, vinificato un anno in botti di rovere di slavonia. L’impatto olfattivo è meno intenso ma più complesso perché qui si aggiungono note speziate. Riempie la bocca con la freschezza, la sapidità ed una lunga persistenza. Io adoro i bianchi affinati in legno!

PINOT NOIR 2016. 100% pinot noir.Il meno autoctono eppure il secondo vitigno a bacca nera della Valle d’ Aosta per estensione. Come dice Elio, è il suo biglietto da visita.

“Perché la gente lo conosce di più rispetto ai nostri vitigni autoctoni. Ha più termini di paragone e quindi pensa che se questo è buono vale la pena assaggiare anche i vini tipici del territorio.”

I tannini sono fini ed eleganti. È un vino che ha trovato il giusto equilibrio tra tipicità e territorio. È pulito e con i sentori caratteristici del pinot nero.

TORRETTE SUPERIEUR 2016. Sicuramente il vino tipico Valdostano che preferisco. Poche le bottiglie prodotte che nascono dall’assemblaggio 80% Petit Rouge (storica varietà autoctona di questa regione nonché la più diffusa), 10% Cornalin e 10% Fumin. È un vino elegante che abbina le note fruttate a quelle speziate. A queste si aggiungono lievi note vegetali tipiche del cabernet franc che per certi aspetti è simile al vitigno valdostano. Belllissimo il colore, rosso porpora… brillante!

FUMIN 2016. 100% uva fumin, altro vitigno autoctono che resiste al freddo e si presta all’invecchiamento. Subisce un breve appassimento e si distingue come il più austero della linea, con cenni di note tipiche della barrique in cui viene in parte affinato. L’annata calda evidenzia i frutti rossi maturi e in confettura anche se il pepe la fa da padrone.

By una futura sommelier…

 

 

 

 

 

 

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