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Masche, chi sono le streghe del folklóre piemontese

Ho ricordi sbiaditi delle storie di masche che mi raccontava mia nonna quando ero bambina. Erano le solite due/tre storie raccontate un’infinità di volte. Talmente tante che credo alla fine si fosse convinta pure lei che fossero vere. Penso oggi. Vere o false. Verità o leggenda. E’ davvero necessario sapere dove finisce la realtà ed inizia la fantasia? Perché forse sono proprio il dubbio ed il limite a rendere così attraente il mondo pagano. Almeno per chi, come me, ne subisce il fascino.

Mia nonna ammorbidiva i racconti con il suo asso nella manica: una tenera focaccia fresca di panetteria comprata di buon’ora la mattina stessa. Lei sulla sedia a dondolo. Io sul divano di fronte con i denti immersi in una nuvola di pane unto. Ascoltavo. Il cuore accelerava i battiti, lo sentivo pulsare nelle tempie. Il respiro trattenuto. I miei occhi proiettavano scene di un un’altra dimensione, irresistibile e paurosa per una bambina. Ma quanto mi piaceva! Era la mia veglia personale riadattata in tempi moderni.

Prima della guerra, in ogni casa delle nostre Langhe, alla sera si celebrava il rito della “veglia”. Per tutto l’ inverno. Grosso modo dai Santi fino a Pasqua. […] L’ ospite offriva quel che aveva. Poco, ma di cuore. […] Gli uomini sulla panca dietro la stufa. Le donne su sedie impagliate. Noi bambini sui nostri panchetti, tra le gambe delle donne. Zitti. Perché parlavano i grandi. Ma attentissimi.  Si discorreva delle nuove del paese e dei nostri bricchi. Spesso si parlava del tempo, dai cui capricci dipendevano i raccolti. Si parlava di caccia, di pesca, di funghi, di trifure. Ma, più di ogni altro argomento, si parlava di “masche”.
Storie di Masche, Maria Tarditi.

E’ passato tanto tempo ormai. Una storia però mi è rimasta dentro, grazie anche a mia mamma, che le ha ascoltate più volte e per più tempo prima di me. Non è un racconto particolarmente esagerato nei suoi dettagli o eclatante nei suoi fatti. Ma credo rifletta bene l’idea di masca, lontana dall’ immagine di strega dalla fronte corrugata e rugosa, con il naso adunco ed i capelli grigi arruffati pronta a volare su di una scopa magica.

Per farla breve, il mio bisnonno, nello specifico il papà di mia nonna, era un commerciante e tutte le mattine “teneva il banco” al mercato del paese. In famiglia si pensava che Marina, sua madrina, fosse una masca. Una di quelle invidiose delle fortune altrui e per questo dispettosa. Fatto sta che il mio bisnonno, una volta salito sul carro per recarsi al mercato, dritto e impettito nel comandare il suo cavallo, fosse costretto a bloccarsi lungo il sentiero. Nello stesso punto ed in mezzo al nulla il cavallo si imbizzarriva, nitriva… senza motivo! Intorno non si vedeva e sentiva niente. Ecco che allora mio nonno ricorreva alla frase di rito <<Per piasì Marina, lasme andé! Lasme andé!>>
Quando per la masca Marina era abbastanza il cavallo si calmava e ripartiva. Tanto ormai il suo risultato lo aveva ottenuto. Il mio bisnonno era arrivato tardi al mercato e negli affari si sa, il tempo è denaro.

Chi sono le Masche

Donnacce che avevano venduto l’anima al diavolo. […] Infestavano boschi, pozzi, sorgenti. Non parliamo poi delle stalle, degli ovili, dei pollai…[…] Nessun luogo era loro interdetto. Neppure la chiesa. Storie di Masche, Maria Tarditi.

Lascia perdere fate e streghe. Pensa ad una donna normale. Almeno in apparenza. Giovane o vecchia. Bella o brutta. Che vive in mezzo a noi. Una vicina di casa che bada alla sua famiglia  e la domenica mattina, come ogni buon cristiano, va a messa. Non c’è segno della croce o preghiera che tenga. Nasce, si ammala, invecchia e muore, ma solo dopo aver ceduto i suoi saperi e i suoi poteri ad una discendente di famiglia. In quanto essere umano non è immune da emozioni e sentimenti. Anzi! Non ha indole cattiva, piuttosto dispettosa e capricciosa. Invidiosa e vendicativa se vuole. Agisce principalmente di notte e può traslare la sua anima in corpi animali e oggetti, dando loro voce e vita. Solo la sua anima vola. Non può farlo fisicamente.

Storie di Masche

Dove c’è il male c’è anche il bene. Ed in una masca convivono entrambe le facce della medaglia. Il Diavolo con l’ Acqua Santa. La masca buona mette le sue conoscenze a disposizione della comunità in cambio di piccoli favori. Baratti per lo più. Benefici in cambio di doni. Ma guai a prenderla in giro!

Photo credits: Piemontesina – Il libro di Maria Tarditi, Storie di masche.

Le masche del nostro bricco non erano, in fondo, del tutto cattive. Conoscevano e raccoglievano le erbe per le scottature, il mal di pancia, il mal di stomaco, la diarrea, la tosse, e altre magagne comuni. Preparavano i loro intrugli e li custodivano in barattoli di vetro scuro.

Le masche segnavano i vermi ai bambini. La prima volta che ho assistito a quel rito avevo poco più di otto anni. La mamma mi aveva mandata d’urgenza da Ginòta La Pulèra, per mio fratello che stava male e aveva la pancia gonfia.  << Sei venuta per i vermi di tuo fratello eh?>> Come faceva a saperlo se non era una masca. << Dimmi il nome, il cognome e la data di nascita. Preciso neh, mi raccomando.>>
Si sciolse la crocchia. Disfece la treccia. Da un gomitolo di filo di canapa, filato a mano, tagliò dei pezzi lunghi un bel palmo. Tanti quanti componevano il nome di mio fratello per esteso. Li dispose via via sulla ciotola, incrociandoli come i raggi di una ruota. Intanto andava borbottando chissà che cosa.[…]
A un tratto, uno dei fili diede un guizzo. Si curvò all’insù. Prese a vibrare e a contorcersi. Come un verme. Ad uno ad uno tutti i fili si rizzarono, vibrarono e si contorsero. La masca pronunciò di corsa le ultime parole, come se le scadesse il tempo. Il ballo dei fili durò forse un minuto. […] Pulèra aprì gli occhi << Ecco. Sono morti tutti. Tuo fratello è pulito come un fiore.>> Quando sono arrivata a casa mio fratello era guarito. Correva, vispo e allegro, con i colori della salute sulla faccina bella. Storie di Masche, Maria Tarditi.

Questa è una delle tante storie che puoi leggere nel libro di Maria Tarditi, maestra di Monesiglio  e scrittrice. Io l’ho letto cercando di rievocare la voce e lo sguardo di mia nonna in quei pomeriggi a casa sua, scanditi dai racconti di masche e focaccia fresca da mordere.

Le masche sono il mito delle nostre campagne.  In questa notte, quando le anime lasciano il loro mondo per entrare temporaneamente nel nostro, chissà se qualcuna di loro sia tornata nei nostri fienili o nelle stalle, per dare voce ai cavalli o alle capre. Chissà se sta vagando per il bosco dietro casa in attesa di qualcuno. Un vecchio amato da cui è stata tradita e di cui vuole vendicarsi o un malcapitato semplicemente da indispettire.

Questa è la mia personale veglia per te, nella notte di Ognissanti. Buon Halloween.

 

 

 

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