Il Dolcetto d’Alba secondo Giorgio Pelissero

La Regione Piemonte ha decretato il 2019 l’anno del Dolcetto invitando consorzi, enoteche e produttori a prodigarsi per la sua promozione.

A questo proposito però, è già da un po’ di tempo che una voce su tutte emerge dal coro e dedica versi di una canzone quasi sempre intitolata al Barolo e Barbaresco ad un vino che – forse più di altri – è parte della nostra tradizione.

La voce è quella di Giorgio Pelissero, dell’omonima azienda in Treiso, che ha deciso di aprire le porte della sua cantina per un wine blog tour  dedicato al Dolcetto. Un #PelisseroDolcettoDay che canta e decanta le lodi di questo vino con un finale a dir poco sorprendente

La Cantina

Pelissero rappresenta quelle chicche che mi piace raccontare, dove la qualità prevale sulla quantità. Quelle realtà che cerchi perché hai assaggiato la bottiglia al ristorante e ti ha colpito. Quelle realtà il cui nome si impone a fianco delle storiche, grandi cantine della zona ma che devi scovare tra curve e filari.

La cantina affonda le sue origini nel 1960 ed arriva alla prima vinificazione nel 1994 con circa 6 ettari di proprietà e 5,000 bottiglie prodotte. Oggi conta  42 ettari per una produzione di 250,000 bottiglie che si dividono in varie tipologie di vino. La maggior parte della produzione è però rappresentata dal trittico Barbera, Barbaresco e Dolcetto.

Ed è proprio di lui che vogliamo parlare.

Il Dolcetto d’Alba Munfrina è la proposta più tradizionale pensata da Giorgio Pelissero. Un Dolcetto affinato in acciaio dal colore purpureo e brillante. Al naso sentori di frutta e fiori rossi. In bocca un  retrogusto sapido e il finale mandorlato (come tradizione vuole!), che avvolge la bocca con tannini morbidi e persistenti.

Se invece preferisci un dolcetto al di sopra delle righe allora è il caso di assaggiare il Dolcetto d’Alba Augenta. Augenta da “augere” ovvero elevare, perché la collina in cui si coltiva il dolcetto destinato a questa etichetta ha caratteristiche tali da innalzarne la struttura. Una macerazione più lunga e l’affinamento di circa 6 mesi in botti grandi di rovere rendono il colore intenso. Al naso si percepisce la struttura più austera rispetto al fratello tradizional-popolare anche se entrambe mantengono eleganza ed equilibrio.

Se devo dire una delle cose che più mi ha colpito di questa cantina – forse perché la qualità già la conoscevo –  è il suo approccio avveniristico. La fiducia riposta in un team di giovani appassionati e che confida nei nuovi metodi di comunicazione per raccontare la propria tradizione.

Cantina Pelissero - La barriquaia
La Barriquaia
I vini di Pelissero
Degustazione dal Dolcetto al Barbaresco

Il Dolcetto, per capirlo devi sapere che…

I primi cenni storici pare risalgano alla fine del 16° secolo, dove il vino e il vitigno compaiono in alcuni documenti del comune di Dogliani con il nome di Dozzetti. Una DOCG dunque meritatissima – quella di Dogliani – sia per ragioni qualitative che storiche.
Due secoli dopo viene citato in altri documenti dell’epoca come Dusset/Douzet.

Dozzetti, Dusset, Douzet, Dolcetto. Diverse declinazioni del medesimo concetto: piccolo e dolce. Il che è vero se riconducibile agli acini. Fuorviante se riferito al vino: ti si presenta infatti al naso con note fresche di frutta e fiori rossi. E poi ti frega in bocca con i tannini ed il tipico finale amaro e mandorlato.

11 sono le denominazioni, 9 DOC e 3 DOCG, la cui area di produzione si estende tra Langhe, Monferrato e Torinese.
Nelle Langhe uno dei comuni più vocati alla coltivazione di dolcetto è certamente quello di Treiso. Le colline basse, che consentono ai venti di circolare tra le viti, ed il suolo marnoso creano un microclima in grado di esaltarne le tipicità.

Vista sulle colline di Treiso
Vista sulle colline di Treiso

La DOC Dolcetto d’ Alba è riconosciuta nel 1974 e pone a 650 metri il limite per la sua coltivazione. Non ci sono però indicazioni o limitazioni sull’affinamento tranne che per il Dolcetto d’Alba Superiore, (ebbene si, anche un dolcetto sa essere superiore!) che deve rimanere in cantina almeno 12 mesi dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Il Dolcetto è il vino da pasto, è il vino di tutti i giorni. Si, ma non ridurlo a vino da tavola. E’ un vino dalla vita difficile, che vive da sempre tra alti e bassi. Perennemente su montagne russe più che su pendii piemontesi. Spesso è stato snobbato e sacrificato per la produzione di cugnà o come merce di scambio lungo la via del sale.

Ma più che un finale amaro, un lieto fine.

Ritorno per un momento da Pelissero, dove la mattina è volata tra la visita in cantina (pensa che conta circa 1400 barriques di rovere francese – tostatura media – della valle del Cognac) e la degustazione. Poi uno sguardo dalla terrazza che si affaccia sulle colline del distretto di Barbaresco. Si fa ora di pranzo ed ci spostiamo alla Ciau del Tornavento dove ci attende il pranzo abbinato ad una degustazione alla cieca.

Tra chi pensa di essersi enoicamente spostato in Francia, a chi crede invece di essere rimasto “a casa” e chi tenta perlomeno di azzeccare il vitigno, arriva la sorpresa.

Verticale di Dolcetto Augenta

 

Dolcetto d'Alba Pelissero 1990
Dolcetto d’Alba Pelissero 1990

Abbiamo “pasteggiato” a Dolcetto Augenta, degustando una verticale che parte dal 2015 e salta poi al 2007, 2006 e 2005. E quando penso di aver terminato il pranzo con un buon bicchiere di Barbaresco di annata ….

“Di Dolcetto se ne parla poco e ce ne dimentichiamo. Come ci dimentichiamo che fa parte di quella biodiversità che ci ha resi famosi e speciali. Oggi se hai un pezzo di terra conviene piantare Nebbiolo, ovvio. Ma vedi che se un dolcetto è fatto bene, lo bevi ancora dopo quasi 30 anni”. Giorgio Pelissero.

Veduta sulle colline di Barbaresco
La zona del Barbaresco

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