Il foliage nelle Langhe: come guardarlo con occhi diversi.

Il foliage nelle Langhe è uno degli spettacoli più ammirevoli del nostro bel Paese e l’autunno una delle stagioni migliori per viverlo: quando la giornata è bella e il cielo limpido, ogni punto è buono per stupirsi dei colori addolciti dal tiepido sole di fine ottobre. Si, tendenzialmente questo è il momento: dalla seconda metà di ottobre ai primi giorni di novembre. Ma – ovviamente – non è una regola fissa.

Cosa ti resta però di un quadro pittoresco se, oltre alle sensazioni che evoca, non ne comprendi il vero significato? Proviamo allora a capire il foliage della vite grazie alle parole di un bravissimo agronomo e naturalista langarolo, Edmondo Bonelli, che ringrazio ancora per aver dedicato il suo tempo a questa intervista prestandole la sua conoscenza ed esperienza.

1) Ciao Edmondo, innanzitutto molte grazie per la tua disponibilità. Rompiamo il ghiaccio, ti va di raccontarti un po’?

Ciao Cristina, grazie per questa occasione di dialogo. Ho 38 anni, sono diplomato alla Scuola Enologica di Alba e laureato in Scienze Naturali a Torino. Da sempre le mie passioni abbracciano le scienze naturali, in particolare botanica e geologia, e la viticoltura. Ho cercato nel mio iter formativo e poi nel mio lavoro di combinare questi elementi, perché fermamente convinto che l’energia che scaturisce dalle naturali attitudini permetta di spendersi bene. Oggi sono consulente aziendale e mi occupo di viticoltura, di sostenibilità e di tartuficoltura.

2) Andiamo ora al “vinacciolo” della questione. Si sa che il foliage in Langa è uno spettacolo tutto da ammirare. Proviamo anche a comprenderlo: che cosa determina il cambio di colore nelle foglie della vite.

Le colorazioni autunnali sono un fenomeno di impagabile fascino che le piante a foglie caduche, quindi compresa la vite, ci mostrano prima della posa. Esse, per così dire, recuperano sostanze utili dalle foglie in vista del riposo autunnale, lasciando invece quelle che hanno ormai finito di svolgere la loro funzione e che quindi trovano ora l’occasione di mostrarsi, pur essendo già presenti quando la foglia era ancora verde. In base a quali di questi pigmenti naturali sono più abbondanti si avranno colorazioni tendenti più al giallo o al rosso. In alcuni casi particolari certe colorazioni indicano anche uno stato di sofferenza dovuto a malattie della pianta.

3) L’ambiente pedoclimatico e l’età di una specifica vigna hanno un ruolo nelle diverse sfumature che questa può assumere? Come giocano questi fattori nell’ esaltare o smorzare la brillantezza dei colori?

L’osservazione della vite ci suggerisce sempre cose importanti. Se la vigna è molto giovane sovente non vi è un cambiamento netto di colore come invece capita in quelle più vecchie, quindi talvolta le foglie possono cadere ancora parzialmente verdi. Questo è dovuto al vigore delle piante giovani che pongono poca attenzione a recuperare energie dalle foglie prossime alla caduta. Stessa dinamica tra zone più fredde o più calde, più fertili o meno. Ovunque la vite sia in equilibrio esprime colori più accesi.

4) In linea di massima, si potrebbe abbinare un colore autunnale a ciascun vitigno autoctono di Langhe e Roero? Se sì, che colore assume e perché un vigneto di:

  • Moscato: giallo vivo
  • Arneis: giallo bronzeo
  • Dolcetto: fucsia
  • Barbera: rosso acceso
  • Nebbiolo: giallo oro

La colorazione dipende da quali sostanze si trovano con maggiore abbondanza nella foglia e ci suggeriscono anche che lo stesso lo possiamo trovare nel frutto: i toni gialli o dorati sono dovuti a carotenoidi, mentre gli antociani sono i responsabili del colore rosso, abbondanti nelle varietà a bacca nera. Come vediamo il Nebbiolo è una interessante eccezione.

5) Forse è solo una mia impressione – e spero di sbagliarmi! – ma negli ultimi anni, seppur resti l’innegabile bellezza del foliage in Langa, è possibile che abbia notato dei colori un po’ meno carichi rispetto a qualche anno fa? C’è un nesso con l’ormai appurato problema del surriscaldamento globale?

Come abbiamo visto la vite inizia a mutare la colorazione sulla base della preparazione all’inverno. La pianta si accorge della stagione in cui si trova sulla base delle ore di luce e della temperatura. Se però quest’ultima si mantiene alta anche in autunno il processo si evidenzia di meno, mantenendo foglie attive e piuttosto verdi anche a fine autunno. Quindi non siamo destinati a perdere questo spettacolo ma non tutti gli anni sarà sempre grandioso.

Grazie Edmondo!

Insomma, quando l’ estate lascia il passo all’autunno, le giornate si accorciano e si fanno più fresche. Questi sono i principali segnali che la pianta interpreta come il momento per bloccare la fotosintesi clorofilliana, interrompendo così la produzione di clorofilla che ne rende le foglie verdi. I carotenoidi e gli antociani, che prima erano mascherati dalla clorofilla, hanno ora la loro occasione per emergere e donare alle foglie la colorazione gialla/oro o aranciata (i primi), oppure rossa e purpurea (i secondi). 

Le temperature calde ed  un autunno secco ritarderanno questo processo mentre un’ estate calda ed un inverno umido lo renderanno  più fugace. Come a anticipato da Edmondo, molti sono i fattori che influiscono su questa trasformazione: posizione, esposizione ed età della vigna così come il clima e la quantità presente in ciascuna pianta delle suddette sostanze. Queste variabili però, sono quelle che rendono lo spettacolo del foliage unico ogni anno. Simile ma mai uguale.

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