Bolgheri e Supertuscan: la guida completa su uno dei miti dell’enologia italia

La Storia

Il Sassicaia: tutto inizia da qui.

Un nome su tutti.
Il Marchese Mario Incisa della Rocchetta (la prima volta che l’ho sentito nominare al corso AIS non ero sicura che me lo sarei mai ricordato per intero) nota delle somiglianze pedoclimatiche tra il territorio di Graves a Bordeaux – il cui termine francese rimanda ai depositi alluvionali con ciottoli e sassi in superficie – e quello adiacente la sua Tenuta San Guido a Bolgheri. Siamo nel luogo tutt’ oggi avvolto da un’aurea mistica e ammaliante in cui prende vita il famoso Sassicaia. Anch’esso un nome che rimanda  a sassi e ciottoli. Infatti il terreno è principalmente di origine alluvionale e, in aggiunta, Bolgheri sta al mare come Bordeaux all’Oceano.

Nel 1944, Il Marchese impianta nella sua tenuta le prime barbatelle di Cabernet Sauvignon e Franc per creare un vino di taglio bordolese in cui, per tradizione, i principali vitigni impiegati sono cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot.
Se il Marchese è la mente, Giacomo Tachis è il suo braccio, orgoglio enoico nazionale made in Piemonte.
Non sempre le novità vengono accolte benevolmente e così per decenni il vino è destinato solo al consumo privato della famiglia.
Bisognerà attendere l’annata 1968, ovvero la prima commercializzata che, se in gioventù non convince, con il tempo stupisce.
In una degustazione alla cieca nel 1978, il Sassicaia non lascia scampo a tutti gli altri cabernet del mondo e nel 1985 ottiene i primi 100 punti assegnati da Robert Parker a un vino italiano.
Si vola.

Il lavoro di Giacomo Tachis non finisce qui. Creato un mito quasi parallelamente ne forgia un altro.

Il Tignanello: la rivoluzione del Sangiovese by Antinori

La famiglia Incisa della Rocchetta ha un legame di parentela di primo grado con i Marchesi Antinori e così Tachis si trova a collaborare prima con gli Incisa e poi con gli Antinori.

All’inizio degli anni ’70 il Marchese Piero vuole produrre un vino qualitativamente migliore rispetto a quelli figli della tradizione del Chianti Classico. Una DOCG ai tempi molto restrittiva che prevedeva l’impiego di Sangiovese per il 70% ed un 10% di uve a bacca bianca (principlamente canaiolo e malvasia).

Nel 1971 il Marchese fa il suo esordio con il Tignanello a base Cabernet Sauvingon e Franc uscendo così di fatto dalla DOCG e avvalendosi della sola indicazione “vino da tavola” fino al 1994 quando divenne IGT.

Dopo un viaggio in Francia insieme a Tachis e fatta la conoscenza di colui che diventerà il più importante enologo della Borgogna, Emile Peynaud a cui seguì una consulenza presso la tenuta Antinori, il Marchese e Giacomo Tachis iniziano a produrre vini a base cabernet sauvignon e sangiovese affinati in barrique, sempre secondo lo stile francese ma con un’impronta nuova, data dall’impiego del vitigno di maggior diffusione nella regione Toscana. Questa è la nuova firma del Tignanello.

Questi non possono essere semplicemente considerati vini da tavola e a metà degli anni ’80 la critica di settore decide di coniare il termine Supertuscan. Né carne, né pesce ma una sorta di caviale nostrano.

Bolgheri e i Supertuscan

Come si può evincere, Bolgheri ha una storia vitivinicola relativamente recente se paragonata alle grandi realtà sparse lungo il Bel Paese.

Fino agli anni ’70 la storia dei vini bolgheresi è data dalla fama del Sassicaia. Bisognerà attendere la fine degli anni ’70, quando altri personaggi decisero di seguire le orme del Marchese Mario, per diventare i pionieri di questa nascente realtà vitivinicola. La maggioranza non era del posto, come il Marchese stesso.

Il primo fu Piermario Meletti Cavallari, che nel 1977 si trasferì a Castagneto da Bergamo e creò il Podere Grattamacco. Poco dopo lo raggiunse Michele Satta, da Varese che fondò l’ azienda che porta il suo nome.
La Tenuta Belvedere dei Marchesi Antinori venne divisa tra Lodovico, che creò l’Ornellaia, e il fratello maggiore Piero, che rinominò la Tenuta Guado al Tasso.
Unico vero nativo di Bolgheri, Eugenio Campolmi che fondò Le Macchiole.

Queste furono le prime storiche aziende ad avere seguito l’esempio del Sassicaia, creando di fatto non solo cantine ma un nuovo territorio del vino.

Bolgheri Oggi

Oggi la DOC conta circa 1300 ha di terreno vitati suddivisi tra una 60 di aziende e si estende per circa 33 km2 lungo la provinciale che da Bolgheri scende giù fino a Castagneto Carducci.

Siamo in un anfiteatro circondato dai pendii più alti che chiudono questa fetta di territorio stringendola al mare. Questo tipo di conformazione geologica garantisce una buona protezione dalle intemperie, dove le piogge abbondanti si concentrano nei mesi primaverili per lasciare spazio ad estati calde e soleggiate.
Il circolo d’aria è costante e l’aria inebria le narici con il suo profumo di iodio.
I terreni sono ovviamente vari e molto diversi da appezzamento ad appezzamento. In generale, i depositi alluvionali si fanno via via più radi mentre ci si avvicina al mare, dove aumenta ovviamente la percentuale di sabbia e argilla.
Tra le file curate di vigneti non manca la biodiversità che la DOC tiene a preservare. Non solo viti, dunque, ma ulivi, boschi e campi che sfociano nel mare blu, a cavallo tra l’ Alta Maremma e la Costa degli Etruschi.

 

 

 

 

 

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